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UBALDO OPPI | IL SEGNO DEL SACRO

UBALDO OPPI | IL SEGNO DEL SACRO

 8 DICEMBRE 2019 – 19 APRILE 2020

Museo Diffuso d’arte religiosa “Ubaldo Oppi” a Bolzano Vicentino (Vicenza) Italia

  • Galleria Municipale, Via Roma n. 2
  • Chiesa Arcipretale Santa Maria, Piazza Roma

Per celebrare i 130 anni dalla nascita del pittore bolognese Ubaldo Oppi (1889-1942), l’Amministrazione Comunale di Bolzano Vicentino istituisce la Galleria Municipale con un allestimento speciale studiato dal Prof. Mauro Zocchetta, docente dell’Accademia Belle Arti di Venezia.

La Galleria comprende 13 disegni di patrimonio comunale, eseguiti su carta di grande formato da Ubaldo Oppi in preparazione agli affreschi della vicina Chiesa Arcipretale di Santa Maria a cui si aggiunge una quattordicesima opera, l’Apostolo Filippo, gentilmente concessa in esposizione temporanea dai Musei Civici di Vicenza.

Il complesso degli affreschi della Chiesa di Bolzano Vicentino rappresenta un gioiello d’arte, in quanto è l’unico ciclo completo di decorazione murale eseguita da Ubaldo Oppi.

La Galleria Municipale e la Chiesa Arcipretale di Bolzano Vicentino costituiscono assieme uno straordinario museo diffuso d’arte religiosa nel territorio di Bolzano Vicentino: ritratti di soggetti sacri che Ubaldo Oppi ha interpretato con un linguaggio sicuramente innovativo per l’epoca.

L’evento espositivo “Il segno del sacro” in memoria di Ubaldo Oppi aggiunge un capitolo importante alla storia del pittore di respiro internazionale: quello della sua ultima stagione a Vicenza.

Iniziativa promossa dal Comune di Bolzano Vicentino, patrocinata da Regione Veneto, Provincia di Vicenza, Comune di Vicenza, Consorzio di Promozione Turistica Vicenzaè, Confartigianato Vicenza, Rete Biblioteche Vicentine.

 

VISITE LIBERE

Dall’8 dicembre 2019 al 19 aprile 2020

(ad esclusione dei giorni 24,25,26,31 dicembre 2019, 1 gennaio 2020, Domenica di Pasqua, durante l’orario delle SS Messe per la Chiesa)

dal lunedì al sabato: 10.00 -12.00

giovedì, sabato e domenica: 15.00 -18.00

Per ragioni logistiche gli accessi ai siti espositivi sono limitati al numero max. di 30 utenti in contemporanea.

Accesso a gruppi solo su prenotazione scrivendo a: oppi130@comune.bolzanovicentino.vi.it.

 

VISITE GUIDATE INDIVIDUALI E DI GRUPPO

A partire da giovedì 12 dicembre 2019 nei giorni e negli orari di apertura qui sopra

Solo su prenotazione scrivendo a: oppi130@comune.bolzanovicentino.vi.it.

 

Disponibile audioguida gratuita.

Pagina Facebook: Ubaldo Oppi Il segno del sacro

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“Eikon, ovvero l’arte vicentina di scrivere icone”

“Eikon, ovvero l’arte vicentina di scrivere icone”

Sabato 30 marzo apre a Monticello l’esposizione della Maestra iconografa Maria Grazia Zampieri

Nella raccolta atmosfera della Chiesetta di Santa Maria Assunta di Vigardolo a Monticello Conte Otto sabato 30 marzo 2019 apre l’esposizione di icone e figure sacre ad opera dell’artista bolzanese Maria Grazia Zampieri.

Il progetto espositivo, promosso dall’Associazione Culturale BOLArt, di cui Zampieri è membro senior, e dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Monticello di Conte Otto, si articola in un percorso composto di ventisei opere, chiaramente distinto tra figure sacre e icone, benedette e non. La produzione di Maria Grazia Zampieri si presenta come un’antologia completa delle classiche raffigurazioni, dalle varianti icone del Cristo Archeopata, Pantocratore e della Misericordia alle diverse rappresentazioni della Madre di Dio, dalle immagini della Sacra Famiglia a quelle degli Angeli. Non mancano pezzi particolarmente complessi come la Trinità e l’Annunciazione e un paio di dipinti ispirati agli affreschi di Ubaldo Oppi che decorano la vicina Chiesa arcipretale di Bolzano Vicentino, paese in cui è nata e tutt’oggi vive l’artista.

Maria Grazia Zampieri, formata come decoratrice di ceramica, è Maestra d’Arte presso la Scuola Iconografica del Santuario di Santa Maria Salus Infirmorum in Scaldaferro di Pozzoleone, ma pratica da decenni la “scrittura dell’icona”, come ella stessa definisce il rituale che sottende la nascita dell’immagine sacra.

Zampieri vive il momento artistico come atto di conoscenza e poi di fede: la sua sfida è stata quella di mettersi in gioco per imparare umilmente a conoscere prima di giudicare, arrivando a comprendere che il simbolismo delle icone è un codice di comunicazione condiviso attraverso colori, forme, atteggiamenti …. L’atto di fede è stato invece un coronamento di un percorso personale e spirituale, in quanto la Nostra è consapevole di esercitare un’arte che l’ha avvicinata ancor di più al mistero del sacro: con la preghiera cerca l’ispirazione per l’opera; attraverso la creazione impara a conoscere più approfonditamente e, di riflesso, ad amare incondizionatamente il mondo.

L’inaugurazione ufficiale dell’esposizione è fissata per domenica 31 marzo alle ore 17.30 con l’intervento di Lorena Bizzotto, esperta in iconografia sacra che introdurrà il pubblico nel favoloso mondo delle raffigurazioni iconiche. La fruizione della mostra sarà anche innovativamente affidata ad una guida per dispositivi mobile via APP gratuita a disposizione dei visitatori che potranno accedere alla Chiesetta in forma libera e gratuita nei pomeriggi fino a domenica 7 aprile, dal martedì alla domenica dalle 16 alle 19 e durante le mattine di sabato e domenica dalle 10 alle 12.

EIKON | ICONA
Prega.Crea.Ama
Esposizione di icone sacre di Maria Grazia Zampieri
30 marzo – 7 aprile 2019
Chiesetta di Santa Maria Assunta Vigardolo – Monticello Conte Otto (Vicenza)

Per informazioni: info@menegusmichela.com.

 

Michela Menegus Paulin

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EIKON

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Prega.Crea.Ama

Esposizione di icone sacre di Maria Grazia Zampieri

30 marzo -7 aprile 2019

Vernice: domenica 31 marzo alle ore 17.30 con l’esperta di iconografia sacra Lorena Bizzotto

Apertura: mar-dom:16.00-19.00 | sab e dom mattina: 10.00-12.00

Chiesetta di Santa Maria Assunta Vigardolo – Monticello Conte Otto (Vicenza)

Maria Grazia Zampieri
Iconografa per conoscere

Una sfida ed infine un atto di fede: così si potrebbe riassumere l’approccio di Maria Grazia Zampieri verso l’arte delle icone.

La sfida è stata quella di mettersi in gioco per imparare umilmente a conoscere prima di giudicare: la lezione appresa è stata quella di capire che la simbologia dell’icona è un modo di creare una comunicazione condivisa attraverso colori, forme, atteggiamenti.

L’atto di fede è stato invece un coronamento di un percorso personale e spirituale, in quando la Nostra ha saputo carpire l’opportunità di esercitare un’arte che per sua natura l’ha avvicinata ancor di più al mistero del sacro: con la preghiera cerca l’ispirazione per l’opera; attraverso la creazione impara a conoscere e, di riflesso, ad amare incondizionatamente il mondo.

Maria Grazia Zampieri è Maestra d’Arte da oltre un decennio presso la Scuola Iconografica del Santuario di Santa Maria Salus Infirmorum in Scaldaferro di Pozzoleone (Vicenza).

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“L’arte dubbiosa di Alessandro Beggio”

“L’arte dubbiosa di Alessandro Beggio”

Con la certezza del colore e con forme provvisoriamente senza contenuto Alessandro Beggio reimposta la realtà

Sabato 21 ottobre alle ore 18.00 si inaugura l’esposizione personale del pittore Alessandro Beggio “Elogio al dubbio” presso la Chiesa di Santa Maria Assunta di Vigardolo. L’evento è organizzato dall’Associazione Culturale BOLArt e promosso dell’Assessorato alla Cultura del Comune di Monticello Conte Otto.

A tre anni dall’ultima fuoriuscita artistica in solitaria, l’esposizione “Astrattamente reale” tenutasi a Thiene nel 2014, ci si ritrova oggi innanzi ad un nuovo capitolo dipinto dall’artista nel corso di questo intervallo di tempo.

Il percorso di “Astrattamente reale” era stato definito come una forma di epistemologia – ovvero di conoscenza – della realtà a partire dal dato sensibile, condotta con una forma mentis svincolata dalla figura e ancorata al cromatismo.

Con Elogio al dubbio, Alessandro Beggio aggiunge un paio di tasselli a questo suo quadro, svelandoci l’assunto da cui parte il suo impeto creativo: il principio e la fine di tutto è il dubbio, l’unica certezza è la scelta cromatica di base operata dall’artista. Ed è su questa prima operazione di natura creativa che Beggio inizia il suo percorso di conoscenza, ma anche di comunicazione della realtà.

Fugando subito il fatto che l’arte di Beggio non è strettamente concettuale e che quindi il dubbio a cui si riferisce non è di matrice razionalista, si potrebbe suggerire un’interpretazione psicologica dell’inedita tavolozza di Beggio, mutuando la teoria dei colori come approcci diversi al reale del medico Edward De Bono.

Il colore nero di Beggio ora contiene dei volumi, ora separa le zone di colore, ora compare come macchia, ora si presenta come un graffito. Il nero è una forma di pensiero negativo ma di tipo logico, nel senso che non è emozionale. Il nero agisce come il dubbio: tende a confutare la verità dei fatti rappresentata dalle macchie bianche opache. E’ una forma critica che mette in luce in evidenza aspetti negativi motivandoli con ragioni, quindi di fatto limita la negatività.

In questa recente produzione di Beggio si notano segni rossi incisivi e ampi volumi rosa, i colori dell’emotività, ovvero degli aspetti non razionali del pensiero, che sottendono una forma di comunicazione che giustamente non è né deve esser giustificata e che è spesso associata all’elemento muliebre. Liberando l’emotività dal falso pregiudizio di esser un ostacolo del pensiero e sdoganandola invece come una componente dei processi cerebrali, essa si traduce in tendenze istintive e in comprensione immediata di un contesto, prerogativa tipicamente femminile e propria di grandi sensibilità che vedono oltre le barriere e che riescono ad accettare nuove prospettive.

Si allargano poi i volumi del giallo, dell’ocra sporcati dal marrone, indicatori di solarità, di pensieri proiettati al futuro, quindi di sperimentazioni, di congetture e di interpretazioni positive, condotte con disinteresse e volte a cogliere le opportunità nei cambiamenti.

Questi gialli si espandono talvolta nel verde, colore della creatività per eccellenza, ma che in questo momento Alessandro propone con cautela. Egli infatti supervisionata il concerto cromatico con il distacco e la freddezza suggeriti dal colore blu e dal colore melanzana, sapientemente utilizzati per stemperare eccessi e per invitare a una sintesi: non a caso la Composizione blu è l’immagine ufficiale di questa esposizione.

Il risultato è che nella struttura della comunicazione di Beggio il colore detta il ritmo, mentre la forma a volte può assumere un contenuto, a volte essa rimane in cerca di un significato: di qui parte la sfida che il nostro painter indipendente lancia all’estimatore dell’opera. Ecco quindi il dubbio concepito come metodo di ricerca aperta, chiaramente apprezzabile nelle composizioni che il Nostro definisce asemantiche.

Un’altra conclusione è che nella metodologa di Beggio, fatta di visioni a volo d’uccello, di prospettive rovesciate, di scomposizioni, l’esito dell’indagine può arrivare al “grottesco”, ovvero a quell’elemento inspiegabile che suscita reazioni contrastanti.

Ecco dunque il dubbio che l’artista instilla allo spettatore, mettendolo in guardia dall’apparenza che de-forma la realtà, come accede nel ciclo dei manifesti strappati, dove la realtà diventa stratificazione del vissuto delle cose e delle persone.

Ecco infine che si trova innanzi a quel pensiero laterale che non sostituisce la logica del pensiero verticale, ma la integra smascherando le idee dominanti, scorporando le complessità, giocando con le combinazioni casuali, re-incorniciando il contesto. Cosi Alessandro Beggio è generatore di nuove interpretazioni del mondo esplorando possibili filoni multidirezionali.

L’arte di Beggio è un’arte dubbiosa perché è generatrice di dubbi positivi, non di cero un’arte insicura, perché si è confortati da una certezza: non v’è alcun dubbio che dopo quasi quarant’anni di attività come pittore e maestro Alessandro Beggio sia un punto di riferimento per l’arte vicentina, riconosciuto ufficialmente per il suo talento, apprezzato per la sua sensibilità, ammirato per la sua umile capacità di farsi incubatore di idee e di istanze sociali, invidiato per quella sua versatilità che lo vede spaziare e sperimentare nelle varie discipline artistiche con estrema disinvoltura e con risultati immediati e più che apprezzabili.

L’esposizione sarà visitabile fino al 29 ottobre con i seguenti orari: da martedì a domenica dalle 16.00 alle 19.00; sabato e domenica anche mattino dalle 10.00 alle 12.00. Un finissage alternativo è fissato per venerdì 27 ottobre alle ore 20.45 con l’intrattenimento “Abbiate dubbi” a cura dell’attore Marcello De Boni.

Elogio al Dubbio | 21-29 ottobre 2017 |Chiesa di Santa Maria Assunta di Vigardolo – Monticello Conte Otto (Vicenza)

 

Alessandro Beggio

Nato a Vicenza il 13 ottobre 1951, Alessandro Beggio consacra la sua vita lavorativa all’artigianato orafo. Parallelamente risponde alla sua vocazione artistica cominciando a frequentare attivamente e ininterrottamente sin dal 1979 il circolo di pittura “La Soffitta” di Vicenza.  A “La Soffitta” inizia come allievo per poi diventare nei decenni successivi membro del Direttivo e “coach” per dei nuovi adepti.

Formatosi sotto la guida del Maestro Otello De Maria dopo i primi anni di lavoro nel campo della pittura figurativa e dopo aver sperimentato le tecniche tradizionali dell’olio, dell’acquarello, dell’incisione, egli trova la sua più spontanea espressione nell’astrattismo a tecnica mista, prediligendo la fusione di sabbie, polveri di marmo e colori acrilici. Oggetto principale della sua ricerca pittorica è il paesaggio urbano della società postindustriale, privato della presenza umana ma segnato dall’antropizzazione.

Da qualche anno si è avvicinato al mondo delle arti plastiche, cimentandosi nella modellazione a creta e nella decorazione della ceramica.

La curiosità di Beggio verso il mondo lo spinge a coltivare tecniche d’indagine diverse dalla pittura, in particolare la fotografia. Specializzato in fotografia subacquea, alcuni dei suoi scatti sono conservati al Musée Nicéphore-Niépce Museo della fotografia di Chalon-sur-Saône (Borgogna, Francia) oggetto di omaggio della Municipalità di Vicenza alla prestigiosa istituzione francese.

Alcune delle sue tele pittoriche sono invece conservate presso il Museo Fogazzaro di Montegalda (Vicenza) e presso le sedi comunali di Thiene (Vicenza) e di Carmignano di Brenta (Vicenza).

A causa della sua indole sfuggente alle luci della ribalta, rare sono le sue partecipazioni a concorsi pittorici; tuttavia ai pochi e selezionati a cui ha preso parte, si è sempre distinto per la qualità della produzione e l’ardire della sperimentazione. Tra questi si ricordano:

TERZO Premio – 2011 Concorso Nazionale di Pittura “Antonio Fogazzaro” Città di Vicenza

SECONDO Premio – 2007-  Estemporanea di pittura “Scorci a Maddalene” – Maddalene – Città di Vicenza

PRIMO Premio SEZIONE PITTORICA – TERZO Classificato Generale – 2004 Concorso Collettiva di arti “Rinati dall’acqua” Chiesa Araceli Citta’ di Vicenza

Hanno scritto su di lui: Salvatore Maugeri, Maria Pia Ferraguti, Maria Grazia Martina, Giuliano Menato, Davide Piazza, Michela Menegus Paulin.

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“di BOCCA in BOCCA: viaggio verso l’oscurità gastronomica”

“di BOCCA in BOCCA: viaggio verso l’oscurità gastronomica”

di BOCCA in BOCCA: viaggio verso l’oscurità gastronomica

Venerdì 11 novembre 2016 alle ore 20.45 nella Sala degli Affreschi della palladiana Villa Thiene di Quinto si terrà lo spettacolo di contastorie e testimonianze orali  “di BOCCA in BOCCA: viaggio verso l’oscurità gastronomica” nell’ambito della rassegna regionale “Veneto Spettacoli di Mistero”.

Proprio nella notte di San Martino, Michela Menegus e Graziella Poianella, condurranno il pubblico in un viaggio di memorie sensoriali verso l’ignoto gastronomico della terra delle Risorgive, di fatto spaziando tra i contenuti del loro recente libro “di BOCCA in BOCCA” assieme ai cittadini di Quinto Vicentino, i quali, con le loro testimonianze orali, ne hanno ispirato la pubblicazione.

Le autrici rievocheranno il periodo buio quando il territorio non era così come oggi appare, fatta salva la “motta” misteriosa tuttora insiste sul territorio di Quinto.

Parleranno di quando le farfalle non erano gli ameni insetti che rallegravano la campagna, ma le fa­migerate bombe che lanciava l’aereo Pippo; di quando le lunghe notti erano tormentate dagli scricchiolii dei paiòni; di quando le cene al lume di candela non avevano nulla di romantico; di quando i medicamenti miracolosi erano fatti con gli scarti animali.

Attraverso qualche ricetta rivelata e alcune letture espressive dei brani tratti dal libro ad opera di Maria Pia Grandi, non mancheranno accenni dal gusto “splatter”: dai cibi “sotterranei” – che a molti oggi fa orrore mangiare – a quelli lussuriosi, dalle pratiche di uccisione e di macellazione degli animali.

Si parlerà poi di alimenti proibiti, in via d’estinzione o misteriosi: sia perché la natura stessa li ha negati agli abitanti quasi in segno di castigo; sia perché l’individuo stesso ha smarrito la sacralità del rito gastronomico tradizionale; sia perché la consuetudine e la familiarità ne hanno fatto dimenticare le origini.

In sintesi, la digressione letteraria tra privazione e perdita, tra oscurità e oblio, porterà alla conclusione del libro che “La tradizione non si può ereditare e chi la vuole deve conquistarla con grande fatica”.

Attenzione: la serata può nuocere alle anime sensibili e provocare appetito!

Fortunatamente alla fine dell’intrattenimento la Pro loco locale farà riprendere i sensi e sazierà gli stomaci  alla “vecia maniera”: con  un buon bicchiere di vin brulé e qualche marone caldo.

L’evento, ad ingresso libero fino ad esaurimento posti,  è organizzato dal Comune di Quinto Vicentino – Ufficio Cultura in collaborazione con la Pro loco di Quinto Vicentino e BIBLIOinVOCE, il Gruppo di lettura animata della Biblioteca Comunale.

Per informazioni: cultura.istruzione@comune.quintovicentino.vi.itwww.comune.quintovicentino.vi.it

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“A filo d’acqua: 4 novembre 1966″

“A filo d’acqua: 4 novembre 1966″
A filo d’acqua: 4 novembre 1966
Monologo teatrale e live painting performance

 

(in ordine alfabetico)

Autori:

Marcello De Boni e Michela Menegus

Sceneggiatori:

Marcello De Boni e Michela Menegus

Interprete:

Marcello De Boni

Voce narrante:

Silvia Baldinato

Maestri d’arte:    Pino Bassetto e Alessandro Beggio

Colonna sonora:Gabriele Grotto

L’opera teatrale “A filo d’acqua: 4 novembre 1966” è stata ideata, scritta e messa in scena da componenti dell’Associazione Culturale BOLArt in accoglimento dell’invito che l’Amministrazione Comunale di Bolzano Vicentino ha rivolto agli operatori territoriali per rievocare la memoria dei fatti dell’alluvione che ha colpito il territorio bolzanese nel novembre 1966. Oltreché alla strutturazione dell’esposizione fotografica e documentale “El Tesena rapace” ed alla sua digitalizzazione che aprirà venerdì 4 novembre e sarà visitabile fino al 13 novembre, l’Associazione Culturale BOLArt ha voluto tributare un omaggio al paese cimentandosi in un’opera di memoria inedita e innovativa, sia nei contenuti che nella forma.

Di qui la scelta di partire dal recupero di memorie orali di testimoni sopravvissuti alla tragedia del ’66 e di raccogliere i documenti tecnici e di cronaca relativi all’evento calamitoso da qui nasce poi la paziente ricostruzione dei fatti e la loro organizzarli in un impianto narrativo di prospettiva sia individuale che corale ad opera di Michela Menegus e Marcello De Boni.

L’opera “ A filo d’acqua” è stata strutturata in modo duale, mettendo in opera le risorse ed i talenti dei componenti dell’associazione, letterati e pittori in primis. La componente verbale, costituita da un monologo teatrale articolato su due voci, quella di Marcello De Boni e di Silvia Baldinato, e che spesso assume la forma di soliloquio, è sorretta dunque visivamente dalla raffigurazione pittorica dal vivo della tragedia, narrata in fieri dai pittori Pino Bassetto e  Alessandro Beggio secondo un sequenza temporale e una progressione geografica. Il monologo si divarica in una voce fuori campo, la quale espone la cronaca dei fatti in modo asettico, impersonale e conciso, e la voce di chi ha vissuto la tragedia, la quale condivide l’accaduto in modo soggettivo, intimo e suggestivo. La colonna sonora strumentale dal vivo è giocata sulle percussioni e appositamente concepita dal musicista Gabriele Grotta, con l’espressa finalità di rievocare il contesto e di amplificare l’aspetto emozionale della tragedia attraverso le sensazioni uditive.

Il monologo della durata di un’ora,si articola in nove capitoli

Preambolo “Acqua, sempre e solo acqua”  – Capitolo 1  “L’acqua scorre all’indietro” -  Capitolo 2  “Legni nell’acqua, uccelli nel cielo” – Capitolo 3  “La Bianchina galleggia” – Capitolo 4  “Una luce nel buio” – Capitolo 5  “Una dimenticanza fatale” – Capitolo 6  “Quella vecchia, ma tragica fattoria …” – Capitolo 7  “Vite in bilico” – Epilogo     “Un trattore per ricominciare”

raccontando l’alluvione in un crescendo di tensione, ma concludendo la drammatizzazione con uno spiraglio di speranza, non a caso rappresentata sia materialmente che simbolicamente dall’immagine del trattore a filo d’aqua.

“A filo d’acqua: 4 novembre 1966” – Monologo teatrale e live painting performance

Sabato 5 novembre 2016 ore 20.45 – Teatro Ariston, Piazza Roma, Bolzano Vicentino (Vicenza)

INGRESSO LIBERO E GRATUITO

 

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“La Natura è Donna”

“La Natura è Donna”

 

Roberta Battaglia

“Ascolto e fotografo tutto … ma con gli occhi” (Roberta Battaglia)

Roberta Battaglia è un’artista trentenne il cui destino era già stato scritto sin da piccola quando vagava per le montagne a ridosso del bassanese – sua terra d’origine – con il borsone rosso contenente una Canon AT1, usata dal padre, e una vecchia Canon Instamatic 25, che stampava foto quadrate, e che Roberta utilizzava per inquadrare il suo primo mondo, quello “ad altezza bambino”.

La magia dal fotografare con una scatola di scarpe e sviluppare il rullino in camera oscura diventa poi perizia tecnica acquisita attraverso al corso di studi all’Istituto d’Arte “Michele Fanoli” di Cittadella con specializzazione in Grafica e, naturalmente, in Fotografia.

L’arte fotografica è da lei dapprima approcciata attraverso il paesaggismo, per essere in seguito integrata con la tecnica dello still life e del  ritratto, soprattutto in bianco e nero, a cui è stata formata dal grande maestro tedesco Wowe (Wolfgang Wesener) con cui ella ha lavorato durante il periodo italiano tra Asolo e Cavaso del Tomba.

Nel 2010 fonda il suo studio fotografico.

“La Natura è Donna”

L’esposizione fotografica che s’inaugura sabato 8 ottobre alle ore 18 presso la Chiesetta di Santa Maria Assunta di Vigardolo di Monticello Conte Otto (Vicenza)  è, di fatto, la prima personale in cui Roberta Battaglia parla silenziosamente del suo approccio alla vita.

Un atteggiamento fatto di curiosità e di osservazione delle esistenze di passaggio; un appostamento per cogliere gli attimi topici di un mondo che scorre velocemente; un’ispezione della quotidianità per ricercare negli occhi un’umanità genuina; un frugare nei discorsi altrui volto ad immaginare destini intrecciati.

Battaglia adotta così la prospettiva della gente al lavoro, al mercato, nelle stazioni, nelle piazze, stipando la mente di idee e di emozioni: “idee pesanti che fanno pendere la testa nel verso del binario che prende la vita”, come dice l’artista.

La sequenza dell’esposizione, che contempla una ventina di scatti scelti, è di fatto la dimostrazione visiva di un teorema sostenuto da Roberta Battaglia: la Natura è Donna.

Lo fa in un percorso, à rebours, controcorrente per l’appunto perché Roberta ritorna alla passione iniziale per la tecnica paesaggistica per arrivare a comporre una ventina di scenari naturali intercalati da qualche ritratto femmineo raffigurante le età della donna più care alla Nostra: la nonna, la madre, la bambina.

Perché innanzitutto la Donna di Roberta è la trasposizione visiva di una memoria orale data dalla “vecchiezza” – crasi di vecchiaia e saggezza -; perché la Donna di Roberta è “fatta tutta d’un pezzo”, come la solida madre; perché la Donna di Roberta è la freschezza di una vita giovane che è capace di librarsi con stupore e divismo tra il vento e il mare.

La Donna di Roberta è descritta attraverso metafore visive mutuate dal mondo rurale: ecco quindi che le linee diritte della semina si materializzano in lunghe chiome di capelli, le curve dei declini si trasfondono nelle sinuosità muliebri in un rapporto osmotico tra elementi naturali e tratti femminei.

Ma quale tipo di donna questi scatti naturali fanno intravedere?

Una Donna impetuosa e travolgente come l’acqua del Brenta in piena catturata dal Ponte di Bassano del Grappa;

una Donna dura e aspra come la roccia delle adorate cime;

una Donna che abbaglia la vista come il sole che rifrange, ammanta e accalora le vette;

una Donna dalla presenza perdurante e insidiosa come il vento incessante e infiltrante.

L’arte fotografica di Roberta è in primis un processo concettuale; nasce dal suo filtro sensoriale prevalente – quello visivo – sorretto in seconda battuta da quello olfattivo ed auditivo.

Gli stampati esposti, frutto di esercizio di memoria sinestetica e di elaborazione mentale, non sono semplicemente figurativi ma emanano veri e propri sentori e rumori.

La Donna di Roberta è una presenza evocata pertanto attraverso i sensi e le sensazioni tattili nei suoi scatti naturali:

una Donna poco verbosa il cui sonoro si perde negli echi che rimbalzano tra le montagne;

una Donna che avvolge con le calde emanazioni del polveroso fieno;

una Donna che sa’ di latte e da legna bruciata;

una Donna pericolosa, quasi d’ispirazione baudelariana, che è allo stesso tempo taumaturga con i suoi sentori di erica e di resine balsamiche, ma che può diventare acremente pungente con i suoi rimandi di pino mugo.

In ultima analisi, l’esposizione di Roberta Battaglia parla di una Donna tanto potente da togliere il fiato e che dunque può essere ri-chiamata unicamente attraverso le immagini spettacolari della Natura.

ESPOSIZIONE PERSONALE DELLA FOTOGRAFA ROBERTA BATTAGLIA

CHIESETTA DI SANTA MARIA ASSUNTA

Via Vigardoletto, 36010 Vigardolo VI, Italia

INGRESSO LIBERO

VERNISSAGE: SABATO 8 OTTOBRE ORE 18.00

PRESENTAZIONE A CURA DI MICHELA MENEGUS PAULIN

LETTURE A CURA DELL’ATTRICE ELEONORA FONTANA

 FINISSAGE:  VENERDI’ 14 OTTOBRE ORE 20.45

INTRATTENIMENTO MUSICALE CON IL CANATUTORE DAVIDE PERON

ESPOSIZIONE APERTA DALL’8 AL 15 OTTOBRE 2016 CON I SEGUENTI ORARI

MAR/VEN. 16.00-19.00 – SAB/DOM. 10.00-12.00/16.00-19.00 – LUN. CHIUSO

EVENTO ORGANIZZATO DA ASSOCIAZIONE CULTURALE BOLART CON IL PATROCINIO DELL’ASSESSORATO ALLA CULTURA DEL COMUNE DI MONTICELLO CONTE OTTO (VICENZA)

Per info: info@menegusmichela.com

 

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“Viaggi da remoto con i quadri di Mario Lazzaro”

“Viaggi da remoto con i quadri di Mario Lazzaro”
Viaggi da remoto con i quadri di Mario Lazzaro

Quando la ricerca del bello nell’arte diventa esperienza materialmente statica.

Dal 2 al 10 aprile 2016 l’associazione culturale BOLArt attiva ormai da anni nel campo delle arti e della cultura territoriale, propone con l’Assessorato alla Cultura del Comune di Monticello Conte Otto, la personale di pittura di Mario Lazzaro nella pregevole sede espositiva della Chiesetta di Santa Maria Assunta a Vigardolo.

Artista bolzanese, orgogliosamente autodidatta con predilezione per la tecnica ad olio, Mario Lazzaro ama definirsi “pittore neo-impressionista” per la sua inclinazione a trasfigurare il paesaggio a partire dal dato oggettivo della fotografia. Perché così è stato il suo approccio con l’arte e poi con il mondo: senza maestri, una scatola di colori regalata, il legame con luoghi tanto distanti dalla sua realtà, universi rivissuti attraverso le cartoline, oggetto di culto vintage di un antico modo di viaggiare.

“Viaggi da remoto” è dunque la consacrazione al mondo di un pittore schivo e intimista che si espone al pubblico con una produzione che va dagli anni Ottanta fino ai giorni nostri, quasi all’insegna della misantropia pittorica: nessuna presenza umana tranne quella del “Io pictor” che dialoga tacitamente con la natura. Il percorso espositivo si risolve così in un continuum di diciotto paesaggi dove l’immaginario di Lazzaro spazia da altitudini montane fino a rilassanti acque, passando per caldi tramonti. Egli imprime sulla tela i magici momenti dei colori dopo un acquazzone estivo; traduce con delicatezza le architetture riflesse nelle acque; racconta a pennellate vigorose la contesa per il trionfo delle nuances autunnali in un bosco; trasporta in pittura il silenzio di cavalli che pascolano ad alta quota. I quadri di Lazzaro raccontano un’ammirazione naïve e silenziosa per la naturalità della vita declinata in tutte manifestazioni; i suoi lucenti dipinti parlano con forza sinestetica trascinando gli spiriti in una bucolica dimensione atemporale. La pittura di Lazzaro è dunque un viaggio mentale senza spostamento fisico, da remoto per l’appunto; a significare che la ricerca del bello nell’arte e nella vita si può tradurre in un’esperienza intimamente emozionale e concettuale, seppur materialmente statica.

L’evento s’inserisce nel più ampio progetto “iperBOLArt” atto a valorizzazione dei talenti individuali di BOLArt, un gruppo di artisti e intellettuali sopra le righe per l’appunto, in virtù della loro personalità e della loro formazione.  Il pittore Lazzaro sarà quindi affiancato nel finissage che si terrà alle ore 18 di domenica 10 aprile, momento in cui un compagno d’arte, l’attore Marcello De Boni interpreterà alcuni brani di letteratura di viaggio e d’immaginazione.


Esposizione: “Viaggi da remoto” – Esposizione personale del pittore Mario Lazzaro

Chiesetta di Santa Maria Assunta a Vigardolo di Monticello Conte Otto (Vicenza)

Ingresso libero

Durata: dal 2 al 10 aprile 2016

Orari:

martedì-domenica:16-19 – sabato e domenica anche la mattina:10-12  – lunedì chiuso

Curatrice: Michela Menegus Paulin – Informazioni: info@menegusmichela.com

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“A Monticello Conte Otto l’expo di BOLArt per riflettere sulle donne”

Il Dono - Foto di Alessandro Beggio
Sabato 5 marzo alle 17.30 s’inaugura la mostra multidisciplinare

L’Assessorato alla Cultura del Comune di Monticello Conte Otto inizia apre i festeggiamenti per la Festa delle Donne già sabato 5 marzo alle ore 17.30 con l’inaugurazione di “Mulier – Riflessioni sull’essenza del femminile” un expo multidisciplinare organizzato dall’Associazione Culturale BOLArt nell’intima cornice della Chiesetta di Santa Maria Assunta di Vigardolo.

“Mulier” nasce come momento di riflessione sulla percezione della donna, sia come oggetto che come agente elaborato da un gruppo di artisti eterogeneo età, sesso, formazione e cultura, che hanno contribuito a compilare una sorta di indagine sociologa non scritta, raccontando l’Esser Donna attraverso le emozioni coloristiche della pittura, le istantanee di vita delle fotografie, il misticismo dell’arte iconografica, le sensazioni tattili della scultura.

Per la sezione pittorica espongono:  Pino Bassetto, Marcello De Boni, Marisa Girlanda, Gilda Guiotto, Mario Lazzaro, Graziella Poianella, Annadiana Vajenti, Agnese Vanzan, Laura Vitali, Biana Zanonanto.

Per la sezione fotografica espongono:Diego Albanese, Silvia Baldinato, Roberta Battaglia, Alessandro Beggio, Daniele Masi

Per la sezione iconografica espone:Maria Grazia Zampieri.

Per la sezione plastica espone: Alessandro Maggioni.

Sempre nella cornice della Chiesetta di Santa Maria Assunta, martedì 8 marzo alle ore 20.45 l’Amministrazione Comunale di Monticello Conte Otto tributerà un omaggio alle Donne offrendo l’intrattenimento letterario con cocktail finale “Un mondo di Donne” con lo scrittore e giornalista vicentino Tommasino Giaretta.

L’ingresso alla mostra ed agli eventi è libero e gratuito.

L’expo sarà visitabile fino a domenica 13 marzo 2016 con il seguente orario: Martedì-Venerdì: 16-19 /Sabato e Domenica: 10-12/16-19 /Lunedì chiuso.

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“MULIER”

Sabato 5 marzo ore 17.30 inugurazione di
MULIER
Riflessioni sull’essenza del femminile
Expo di arti pittoriche, plastiche e fotografiche a cura degli artisti di BOLArt.
Chiesetta di Santa Maria Assunta, Via Vigardoletto, Vigardolo di Monticello Conte Otto (Vicenza)

APERTURA:
5 – 13 marzo 2016

ORARI:
martedì – venerdì 16.00 -19.00
sabato – domenica 10.00 -12.00 / 16.00 -19.00
lunedì chiuso

Martedì 8 marzo alle ore 20.45
Intrettenimento letterario “Un mondo di Donne”
con lo scrittore Tommasino Giaretta
e con cocktail finale offerto
dall’Amministrazione Comunale per festeggiare le donne.

Informazioni:
www.comune.monticello.vi.it
www.menegusmichela.com

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